Storia: il Medioevo

castellozappolinoNei secoli altomedievali le valli del Lavino e del Samoggia si trovarono a ridosso del confine tra l’Emilia longobarda e la Romania bizantina. Il confine si attestò sul corso del Panaro (Scoltenna) ma per un certo periodo anche la linea del Samoggia funse da spartiacque tra i due territori. I castelli di Monteveglio, Crespellano, Predosa, con fulcro nella zona di Monte San Giovanni, erano avamposti bizantini, mentre Avezzano, Torrazza (Ozzano), La Guarda erano punti di controllo del territorio in mano ai longobardi. La conquista franca dell’VIII secolo non cambiò la situazione e queste zone vennero a trovarsi sulla linea di divisione dei comitati modenese e bolognese. La fascia di territorio a ridosso della via Emilia era controllata dai castelli di Predosa, Gesso e Cellula, Rocca Sant’Ilario. Quest’ultimo, distrutto alla metà del XII secolo, fu ricostruito più a nord, nei pressi di Anzola. Procedendo verso sud il territorio era controllato dai castelli di Montevecchio (tra San Lorenzo e San Martino), Monte Vezzano, la Guarda (nei pressi di Monte San Giovanni), Bonsara (Ronca), Castellina (Monsevero), Mongiorgio, Montepastore, Rocca Macinata (Monte San Pietro), Ozzano dell’Amola, Ripa Magliara (Gavignano), Montemaggiore.

Gli albori dell’espansione comunale bolognese si fecero sentire anche in questa zona e nel 1157 Monteveglio fu una delle prime comunità a sottomettersi alla città. Gli anni seguenti, che registrarono sul piano generale lo scontro tra impero e autonomie comunali, furono caratterizzati da notevole instabilità.

Nel territorio di Monte San Pietro possedettero beni e diritti i signori di Lamola, nobile famiglia documentata dal 1116 al XV secolo, con più ramificazioni, i cui esponenti portarono il titolo comitale. Altra famiglia che ebbe influenza sulla zona fu quella degli Aigoni. Monte San Giovanni fu feudo monastico. Mongiorgio fu castello e feudo dei Canossa e sede di podesteria del contado nel 1250. A quel tempo le comunità del contado erano sottoposte ad un unico podestà della montagna, che aveva sede a Casio. Dopo il 1249 Bologna riorganizzò l’assetto amministrativo del contado, creando altre podesterie in montagna (Scaricalasino e Belvedere o Castel Leone) e attribuendo un podestà, in luogo del massaro, alle comunità maggiormente popolose; nella nostra zona esse furono Monteveglio, Oliveto, Serravalle, Savigno e Mongiorgio. Nel 1265 vennero istituiti i Capitanati della montagna nelle tre podesterie più antiche e nel 1288 vennero raggruppati tutti i comuni de1l’area collinare occidentale nella podesteria di Serravalle. Si trattava della zona di confine con il modenese e l’attenzione di Bologna nel tenere munite le fortificazioni fu sempre alta. L’instabilità politica bolognese del XIV secolo favorì anche in questa zona il risveglio di bellicosi signorotti locali, come Rodolfo da Cuzzano, che all’inizio del secolo occupò il castello di Mongiorgio.

11 confine con il modenese restò sempre foriero di problemi, tanto che nel 1325 Monteveglio si consegnò ai Modenesi e nel novembre si giunse al tragico epilogo di Zappolino. Nel 1352 venne istituito il vicariato di Savigno, mentre la parte a ridosso della ‘ù Emilia, verso Bologna, venne sottoposta nel 1388 al vicariato di San Lorenzo in Collina, luogo ove esisteva un’importante e antichissima pieve e che già alla metà del XIII secolo contava 130 famiglie.

Dopo la nascita delle pievi, che sovente amministravano un territorio vastissimo, si assistette alla nascita di piccole chiese locali che permisero una capillare diffusione del culto cristiano: San Michele Arcangelo, San Giovanni Battista di Pianoro (sulle colli B di Ponte Ronca), San Cassiano, San Nicolò, Sant’Agata di Petrosa, queste ultime due di matrice bizantina. Parallelamente alle strutture religiose secolari si diffuse il potere dell’abbazia di Nonantola, istituto fondato dal re longobardo Astolfo nel 751. L’abbazia doveva trovarsi su un importante asse viario che, transitando per Savignano, Bazzano, Monteveglio, Zappolino, Savigno, Tolè, Roffeno, Ajano, Castel Leone, Lizzano, Rocca Corneta, Fanano, Lima, Bagni, Pieve di Brancolo, giungeva a Lucca e dava quindi sbocco nell’Italia centrale. Questo percorsi si raccordava localmente con altri che correvano sui crinali Lavino-Samoggia e Lavino-Reno. La zona meridionale della valle del Lavino, a ridosso della via Emilia era controllata dalla pieve di San Lorenzo in Collina, un territorio oggi compreso tra Monte San Pietro, Zola Predosa, Anzola Emilia, Sasso Marconi e Crespellano. A ponente del crinale primario tra Lavino e Samoggia si attestò la pieve di Monteveglio, raggiungendo la sponda sinistra del Lavino in corrispondenza di Mongiorgio e Gavignano. Nel 1150 ricevette una bolla pontificia che enumerava le chiese sottoposte; si estendeva fino al Panaro, spingendosi in pianura fino a Castelfranco, amministrando, nel momento della massima espansione alla fine del XIV secolo, una sessantina di chiese parrocchiali e oratori.

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(fonte: “Le valli del Samoggia e del Lavino nella Storia. Itinerari luoghi personaggi” Edito dalla Comunità Montana Unione dei Comuni Valle del Samoggia 2007)

 

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