Storia: alle origini

Le prime testimonianze della frequentazione umana tra Samoggia e Lavino provengono dalla zona di Monte San Pietro e risalgono al IV millennio a.C. Sono costituite da piccoli oggetti di uso quotidiano dell’Età del Rame provenienti da San Martino in Casola. Altri rinvenimenti dell’Età del Bronzo e del Ferro sono stati effettuati a Pradalbino e a Monte Avezzano. Una tomba etrusca è stata rinvenuta a Monte della Croce nei pressi di Pradalbino, ma il più interessante complesso archeologico del territorio, risalente alla seconda metà del V secolo a.C., è stato riportato alla luce nei pressi di Monte Avezzano e consiste in sei tombe etrusche ad inumazione con ricca suppellettile funebre. Quasi tutti i reperti rinvenuti sono conservati al Museo Archeologico di Bologna. Si tratta delle zone vicine alla pianura e caratterizzanti il paesaggio collinare, che già Polibio e Strabone, autori romani che visitarono i territori dell’allora Gallia Cispadana, videro densamente coltivato e ricco di cereali, frutta e viti. Il ritrovamento di reperti archeologici a Bazzano ha testimoniato l’esistenza durante l’Età del Bronzo (1200-900 a.C.) di un insediamento situato sul poggio su cui attualmente si erge la rocca bentivolesca. In epoca “villanoviana” (900-500 a.C.) la popolazione si spostò a valle creando un centro abitato che persistette anche nei successivi periodi etrusco, gallico e romano, e divenne un importante punto di commercio, grazie alla sua posizione a metà tra il Samoggia e le piste preistoriche che univano la montagna alla pianura, A sud del capoluogo, a Bellaria, sono stati effettuati rinvenimenti di età preistorica (Paleolitico), mentre materiali dell’Età del Bronzo e del Villanoviano provengono dal luogo ove sorge la rocca e dalle fornaci Minelli. Numerosi sono invece i siti che hanno restituito materiali romani. Durante il tardo Impero la zona bazzanese attraversò una grave decadenza, diventando terra di scontro e saccheggio, soprattutto dopo il 643, quando il Panaro rappresentò la linea di confine tra il regno longobardo e l’Esarcato bizantino. Nel 727 d.C. il re longobardo Liutprando riuscì a conquistare l’Emilia bizantina, sottomettendo tra le altre anche l’oppidum di Buxo o Buxeta, che è stato identificato da alcuni storici nel podere Bucco, altura distante poche centinaia di metri da Bazzano, dove doveva sorgere appunto una fortificazione. La zona dell’antica pieve di San Lorenzo in Collina coinciderebbe con un circondario (pagar) romano che comprendeva il virus Colina, e i circostanti di Làmula, Petrosa, Cèllula, Càsula, Calcara, Gisso e Raigosa, insieme al fundus di Pratum Albini, a quelli di Pratum Càtoli, di Titianus, di Sertorianus, di Sorbètolo, di Cumignano o Contagnano e di altri. L’esistenza di tale distretto troverebbe conferma in un documento del 1115 appartenente all’abbazia di Nonantola, dove si indica un territorio compreso tra i torrenti Lavino e Samoggia (Samozula) e tra il Monte Avezzano e la via Emilia. Bazzano, allo sbocco in pianura della Valle del Samoggia, ha la prerogativa di essere stato abitato in tutti i periodi storici conosciuti ed è, insieme a Pragatto, il luogo dove si sono rinvenuti più numerosi i segni di vita e di aggregazione umana nei periodi del Paleolitico e del Neolitico; resti cli capanne del periodo villanoviano emersero alla fine dell’Ottocento sull’acropoli bazzanese. Nulla sappiamo dell’edilizia etrusca in quest’area, pur ricca di rinvenimenti archeologici relativi a quella civiltà, mentre vi affiorano molti resti di case romane ed anche di qualche villa signorile dell’età imperiale. Ma è il periodo medioevale quello che ha segnato maggiormente la tipologia edilizia della vallata. Alle primitive rocche e case-forti in legname seguirono, nei secoli successivi al Mille, castelli in muratura e case-torri dello stesso materiale, affiancate da chiese e da qualche raro monastero.

 

(fonte: “Le valli del Samoggia e del Lavino nella Storia. Itinerari luoghi personaggi” Edito dalla Comunità Montana Unione dei Comuni Valle del Samoggia 2007)