S. Francesco in Confortino

chiesaconfortinoLa chiesa del Confortino, assieme all'oratorio di villa Pedrazzi, testimonia in modo significativo la diffusione del culto del Santo di Assisi nelle nostre campagne durante il XIII secolo.
Se, come si diceva, l'oratorio crespellanese sorge forse nel luogo in cui San Francesco si era fermato a predicare, la chiesa del Confortino nasce per volontà del proprietario del terreno su cui si trova.
Confortino Conforti, da cui la zona prende il nome, vi possedeva infatti diversi terreni.
Nel suo testamento, datato 1294, dispose che una parte di questi fosse destinata alla costruzione di una chiesa dedicata a San Francesco.

Pochi anni dopo, all'inizio del nuovo secolo (1303), il figlio del Conforti, nel suo stesso testamento, dispose a sua volta che vi fosse costruito anche un convento destinato ad accogliere i frati.
In effetti la chiesa e i terreni circostanti divennero proprietà dei Padri Minori Conventuali di San Francesco, come tra l'altro testimoniano alcune mappe seicentesche contenute nel Libro di piante antiche dei beni stabili del Convento conservato presso l'Archivio di Stato di Bologna.
Alla fine del Settecento la proprietà fu acquistata dal marchese Bovio, come da rogito di Annibale Bruga datato 18 ottobre 1793.

Intorno alla metà del secolo successivo il giuspatronato passò ai marchesi Rusconi di Bologna: essi dovevano provvedere alla manutenzione della chiesa, delle suppellettili e al mantenimento del sacerdote custode che vi officiava, nonche' del campanaro (che percepiva ?. 40 annue).
Le visite pastorali della fine dell'Ottocento (1878 cardinale Morichini, 1879 cardinale Parocchi) rilevano che l'oratorio è "di fresco restaurato e decente in ogni sua parte". Tuttavia la canonica e il convento sono "in pessimo stato" (1878, cardinale Morichini).
Nel resoconto della visita pastorale dell'anno successivo si specifica che: "L'Oratorio di San Francesco d' Assisi in Confortino situato nel comune di S. Almaso Appodiato di Crespellano Mandamento di Bazzano sul Confine della Parrocchia di Anzola e di S. Maria di Pragatto [...] è di forma gotica, [...] a travi, dell'estensione in lunghezza piedi 66, in larghezza piedi 20. [...]E' officiato dal solo custode. [...] Il custode di detto Oratorio è di pieno accordo sia col molto Rev. Sig. Arciprete di Anzola, come con quello di Santa Maria di Pragatto e di S. Nicolò di Calcara, nonostante la sua indipendenza, si presta spontaneamente, e per piacere pei bisogni spirituali delle Parrocchie suddette, è in pieno accordo cogli abitanti di celebrare la S. Messa nei giorni festivi e fare le Sacre Funzioni in quell'ora che loro torna comodo, essendo questo lo scopo delli Sig. Compadroni nel mantenere un Custode in quest'Oratorio".

Offrire un servizio liturgico a chi abitava lontano dalle rispettive sedi parrocchiali era dunque uno dei compiti principali svolti dall'oratorio di San Francesco in virtù della sua posizione "di confine". Questo compito non dovette essergli estraneo nemmeno al tempo della sua fondazione per volere di Confortino Conforti.
Mentre oggi la struttura conventuale appare assai modificata, la chiesa mantiene ben riconoscibile la sua facies tardo duecentesca: si presenta come un edificio assai sobrio, in laterizio, con facciata a capanna aperta da un portale ogivale profilato da mattoni, da una cornice ornata da un motivo "a punta di diamante" e sormontato da un finto protiro.

In alto si apre un oculo contornato da cornici concentriche in laterizio e da un elegante tralcio fitomorfo in cotto, unico elemento decorativo del complesso.
Lungo il lato meridionale si aprono due grandi finestre ogivali mentre il lato settentrionale ne vede una sola. Danneggiata durante l'ultima guerra, le pareti della chiesa mostrano i segni di aperture tamponate e interventi di reintegro.
Sempre a nord, a ridosso del corpo della chiesa, si eleva il campanile, sobria struttura in laterizio a pianta quadrata.
Internamente lo spazio si apre in un'unica navata, coperta da un tetto a capriate lignee, culminante in fondo nell'abside a pianta rettangolare.
Nel giugno 2009 si sono conclusi i restauri che hanno interessato l’intero edificio e la pala lignea dell’altare maggiore. I lavori hanno permesso di portare alla luce significativi elementi di cui non si conosceva l’esistenza, come i frammenti di affreschi sul lato Nord prima nascosti sotto le opere già collocate nelle grandi cornici della parete, ora rimosse. Si tratta di lacerti databili a fasi differenti della storia dell’edificio, che lasciano pensare al fatto che esso fosse i buona parte affrescato in epoche prossime alla sua fondazione: il primo sulla sinistra, entrando dalla porta principale, mostra ciò che resta di una figura maschile recante un libro, obliterata dalla cornice successiva. L’immagine, che era stata scialbata da uno strato di calce e nascosta sotto la tela col Sant’Antonio da Padova ora posta nella parete di fronte, è riconducibile a una fase di XIV secolo. L’affresco dell’altare successivo, centinato e inserito nella grande ancona di gusto neoclassico, non era stato scialbato, ma è emerso spostando la riproduzione fotografica della Crocifissione, il cui originale è nella Parrocchiale di Anzola, che prima vi si trovava. Il frammento giunto sino a noi mostra l’iconografia del Cristo sorretto dagli Angeli ed è databile alla seconda metà del XV secolo. Sull’altare maggiore si trova una Sacra Conversazione (ovvero una Madonna col Bambino e Santi) di impianto cinquecentesco dipinta su tavola lignea. E’ documentata in situ dalla fine del XVIII secolo. Recenti studi riconducono l’opera al pittore Innocenzo Francucci, detto Innocenzo a Imola, sulla base della documentazione e degli esiti del restauro, riconoscendo in essa un dipinto dell’artista emiliano prima ritenuto disperso.
A questo proposito si veda: S. Rubini, La Chiesa di San Francesco in Confortino, Vignola 2009.

Testi tratti da:  “Tra otium e negotium, le Ville di Crespellano”, “Chiese ed oratori di Crespellano”. Ricerche e stesura testi di Silvia Rubini, foto di Valter Baldini e Tiziana Bertacci.)