Oratorio di S. Francesco - Villa Pedrazzi, Crespellano

villapedrazzi" [...] Neppur mezzo miglio alla sinistra della via di Bazzano, in sul primo guado della collina e in dilettevolissima postura sorge un altro sacro edifizio. Era qui un Monistero di Frati conventuali di San Francesco..." recita un passo suggestivo scritto da un anonimo alla metà del XIX secolo.


L'autore in questione indica come data di costruzione di questo monastero, sorto dove la tradizione vuole vi abbia predicato San Francesco, il 1300, ma non sappiamo se questa indicazione possa ritenersi del tutto attendibile.

Certo è che, venendo a considerare l'attiguo oratorio, se diamo credito alla notizia riportata dal Beseghi, esso doveva essere già stato costruito prima del 1232.
Se poi si presta attenzione alla facies dello stesso piccolo oratorio, un edificio di sobrio linguaggio romanico e si pensa che non molto distante, di lì a poco, sarebbe stata costruita un' altra chiesa dedicata al Santo di Assisi (in Confortino), le notizie riportate dal Beseghi e dall'anonimo paiono attendibili, o quantomeno non lontane da una probabile realtà dei fatti. Anche nel già citato complesso francescano sorto in località Confortino i lavori furono intrapresi intorno allo scadere del tredicesimo secolo e la costruzione del convento seguì quella della chiesa.
L'aspetto dell'oratorio crespellanese, come si diceva, anche per il confronto con quello del Confortino, confermerebbe una datazione al XIII secolo: l'edificio si presenta come una struttura semplice, in laterizio, con la facciata a capanna aperta in basso da un portale ogivale circondato da un protiro di poco aggettante, in alto da un oculo e scandita da lesene che ne ripartiscono lo spazio in quattro registri verticali. Sulla sommità e lungo il lato settentrionale è percorso da una teoria di archetti ciechi, unica concessione alla decorazione nella sobrietà dell'insieme.

Internamente il rigore della struttura esterna è ripreso nell'impianto ad aula unica coperta da soffitto a capriate lignee; l'abside a pianta quadrata è sopraelevata da un gradino rispetto alla navata e illuminata da due monofore a ogiva. L'intonaco che ne ricopre i muri si deve a un restauro recente (originariamente pare che la chiesa fosse decorata da affreschi, dei quali oggi non rimane traccia).
Sull'altare è posta una pala raffigurante la Madonna col Bambino, una bella immagine di San Francesco e Sant'Antonio da Padova.
Un bel crocifisso ligneo è appeso alla sinistra dell'altare, mentre a destra si trova il grande reliquiario ligneo, la cui presenza è documentata nell' elenco con le autentiche delle sessantacinque reliquie che custodisce. Il documento è conservato presso l'Archivio di Stato di Bologna e le autentiche risalgono in gran parte alla seconda metà del Settecento, effettuate dal cardinale Malvezzi tra il 1769 e il 1771.
Il pavimento, così come i paramenti murari, sono testimoni dei cambiamenti apportati all'edificio, più volte ristrutturato come dopo il terremoto del 1929: internamente è possibile cogliere dai diversi livelli visibili, l'innalzamento del pavimento, mentre sia dall'interno che dall'esterno la presenza di aperture, porte e finestre, tamponate nel tempo.
Sempre all'esterno, il lato a meridione registra l'interruzione della compatta volumetria duecentesca dovuta all'aggiunta, ricondotta al diciassettesimo secolo, delle due cappelle laterali. Questo intervento ha comportato anche l'interruzione della teoria di archetti ciechi che invece, come si diceva, percorre la sommità della facciata e del lato settentrionale.
Quest'ultimo invece vede la presenza del campanile: una struttura a pianta quadrata poggiante in parte sui muri perimetrali della chiesa e in parte su due massicce colonne in mattoni e pietra arenaria raccordate al campanile da una volta a crociera.

Il fatto che la base delle colonne si trovi a un livello più basso rispetto a quello della chiesa attuale potrebbe confortare la notizia riportata dal Beseghi circa l'esistenza, in questo stesso luogo, di un edificio cultuale pagano, ma non ci sono, allo stato attuale delle ricerche, documenti a noi noti che possano confermare questa pur suggestiva ipotesi.
Intorno alla metà dell'Ottocento, all'epoca in cui scrive l'anonimo autore della notizia storica su Crespellano del già citato Le chiese parrocchiali, il complesso di San Francesco era proprietà della famiglia Garagnani.
Come si è visto, in origine proprietà dei Frati Minori Conventuali di San Francesco, con la soppressione dell' Ordine sopraggiunta in età napoleonica, in data 11 piovoso/30 gennaio 1799 il complesso passò ai fratelli Giuseppe e Francesco Garagnani di Crespellano: mentre il convento fu trasformato in villa, l'oratorio rimase aperto al culto pubblico.

Com'e ricordato ne Le chiese parrocchiali: "il Signor Giuseppe Garagnani [...] volle che nel San Rocco del Castello fosse durevole il culto come in antico, il che non potendosi nella chiesa di San Francesco lontana da luogo popolato, non permise però che si restasse affatto dimenticata. Per questo le ottenne da Pio VII di S.M. il privilegio delle Indulgenze dette della Porziuncola nel dì 2 Agosto d'ogni anno, quale è nelle chiese Francescane..."
L'avvenimento è ricordato da una lapide murata all'interno dell'oratorio. Dalla famiglia Garagnani, intorno al 1890, il complesso francescano passò (per matrimonio) in eredità alla famiglia Pedrazzi; nel 1980 è stato donato alle Suore Minime dell'Addolorata di Bologna, che ne hanno promosso i restauri.


Testi tratti da:  “Tra otium e negotium, le Ville di Crespellano”, “Chiese ed oratori di Crespellano”. Ricerche e stesura testi di Silvia Rubini, foto di Valter Baldini e Tiziana Bertacci.)