Oliveto

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Oliveto sorge a breve distanza dal centro di Monteveglio, sulla riva destra del fiume Samoggia, su una collina a 224 m di altezza. E’ posto in posizione panoramica estremamente felice, con ampie vedute sulla vallata del Samoggia, sulle colline di Monteveglio, sulla pianura padana e sulla cerchia appenninica, compresa l’imponente vetta del monte Cimone e degli altri monti del gruppo tosco-emiliano. Abitata fin dalla preistoria, la collina fu sede di abitati etruschi e forse romani.
 
Nell'anno 776 l'abitato di Oliveto, allora chiamato Casale Sociorum, fu donato dai duchi longobardi di Persiceta all'abbazia di Nonantola, che lo comprese nel suo feudo fino al 1131, anno in cui gli olivetani si resero indipendenti, costituendo un libero comune, che sopravvisse per circa un secolo, passando poi liberamente al comune di Bologna e seguendone fedelmente le sorti nei secoli successivi. Nel 1428, l'abitato e il suo castello furono distrutti dalle truppe mercenarie di Caldora, essendosi gli olivetani, assieme ai bolognesi, ancora una volta ribellati al dominio papale. Nel 1803 i francesi di Napoleone, che avevano invaso la regione, soppressero il comune di Oliveto, passandone il territorio, corrispondente all'attuale parrocchia, sotto il comune di Monteveglio.

olivetocasaebreoA Oliveto sono rimasti alcuni antichi monumenti: scarsi resti del castello dell'XI secolo, dell'oratorio di Santa Maria delle Grazie già esistente nell'anno mille e recentemente restaurato, il campanile-torre attaccato alla chiesa parrocchiale di San Paolo, priva di facciata, con l'ingresso laterale, nella quale è custodita la pala attribuita alla seicentesca pittrice bolognese Elisabetta Sirani, una grande costruzione medioevale chiamata la Casa Grande dell'Ebreo (in foto); sui muri è rimasta una vecchia e scheggiata lapide in terracotta, scritta in latino e non facilmente leggibile, che ha permesso di risalire al periodo in cui è stata edificata: nel 1410 da Salomon Mathasia. Essa fu sede della comunità ebraica e la prima banca di tutta la zona; e infìne la Bronzina, costruzione risalente all'ultimo periodo medioevale (ad eccezione della torre incorporata, dell'XI secolo); nel 1527 fu l'albergo dei Grandi di Spagna e successivamente, attorno al XVI secolo la Bronzina fu anche lazzaretto dove venivano ricoverate e isolate le persone colpito dal morbo durante le numerose pestilenze, e poi fonderia di bronzo attorno al 1775.
Come si è detto oliveto si chiamò, all'inizio del Medio Evo, Casale Sociorum e poi Casale Sociolo. Il nome si estese più tardi ad alcune case poste al piede delle collina che successivamente, da Sociolo, presero il nome Soziore e quindi Stiore, che è oggi il nome della località. Dal nome della collina che era di Monte Oliveto, e traeva origine dalla vegetazione caratteristica del luogo, allora formata da migliaia di olivi, Casale Sociorum prese il nome di Monte Oliveto, nel X secolo, e successivamente di Oliveto.

(foto di Gabriele Baldazzi)