Matilde di Canossa

Matilde di Canossa, a soli nove anni, è erede di un grande feudo imperiale che si estende dalla Toscana fino a Mantova, con al centro, nei colli emiliani, una rete di castelli e di fortificazioni. Il Bolognese, e in particolare la Valle del Samoggia, segna il confine tra le terre imperiali e quelle del Papato e la trama delle fortificazioni si fa particolarmente fitta. Siamo nell’XI secolo, nel momento in cui esplode la lotta per le investiture tra Chiesa e Impero. Protagonisti dello scontro sono Papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV, cugino di Matilde. Il Papa è deposto dall’imperatore e l’imperatore scomunicato dal Papa: c’è aria di guerra. Gregorio VII è in viaggio per la Germania per un chiarimento definitivo, ma la discesa in Italia di Enrico IV lo induce a rifugiarsi nel castello di Canossa sotto la protezione di Matilde, sua alleata. Dopo un lungo negoziato, il 26 gennaio 1077,
Enrico, vestiti gli abiti del pellegrino, ottiene il perdono del Papa. Ma a breve la lotta per il potere riprende. Nel 1081 Enrico proclama Matilde rea di lesa maestà. Matilde si arrocca a Canossa, intanto Enrico IV si appropria di buona parte delle sue terre. Le rimangono fedeli solo quattro
castelli, tra cui Monteveglio. È proprio Monteveglio a mandare in fumo i piani dell’imperatore: per quattro mesi resiste vittoriosamente all’assedio delle armate imperiali, calate per lavare l’umiliazione del 1077. Enrico IV è costretto a ordinare la ritirata. Salvatasi dalla minaccia, Matilde si dedica a rafforzare e allargare il suo feudo. Sostiene l’edificazione di chiese e cattedrali, fa sorgere ospizi per poveri e partecipa in modo determinante alla nascita dell’Università di Bologna. Nel 1111 il nuovo imperatore, Enrico V, figlio del suo grande nemico, la nomina vice regina d’Italia. Donna colta (sa scrivere e conosce tre lingue), personalità forte e figura politica di primo piano nelle vicende internazionali del suo tempo, Matilde muore il 24 luglio 1115 e dal 1632 riposa a Roma in San Pietro, nel monumentale sepolcro opera del Bernini.

(fonte: “Le valli del Samoggia e del Lavino nella Storia. Itinerari luoghi personaggi” Edito dalla Comunità Montana Unione dei Comuni Valle del Samoggia 2007)