Il petrolio di Savigno

Nel 1877 la savignese Veneranda Migliori  venne arrestata a Bologna, nel negozio  Pizzighini, al quale aveva tentato di vendere una certa quantità di ozocherite, creduta cera d’api rubata. Chiarite le circostanze, la  donna portò alcuni esperti  a Monte Falò di Samoggia, dove aveva  rinvenuto la sostanza, che rivelava al suo interno la presenza di petrolio. Cominciarono allora le ricerche del prezioso liquido, protratte per decenni ma che non hanno mai avuto rilevanza industriale. Dal 1891 al 1900 Samuele Mattei effettuò ricerche a  Monte Falò e a Merlano, altre ricerche vennero autorizzate a  Croara (Rodiano) e Vergatello (Vergato). Simile concessione per la valle di Venola (Marzabotto) venne concessa a Prospero Clerc. Nell’ottobre 1907 la Società Nazionale dei Petroli e paraffine di Piacenza impiantò un Cantiere a Monte Falò ma tre anni dopo cessarono ie operazioni, quando erano ancora in attività pozzi a Monte Ombraro, Monte Tortore, Samoggia, Santa Croce, Tiola. In questi assaggi, oltre ad affluvi più o meno copiosi di idrocarburi, si ebbe anche una certa quantità di petrolio, dal colore giallo aranciato, ma non si pervenne mai ad uno sfruttamento industriale, stante la sua trascurabile quantità. Le ultime speranze risalgono ai tempi del regime fascista: “L’attuale podestà, che si è accinto con molta passione alla soluzione dei più importanti problemi che interessano la vita economica del Comune e vi ha impiegato tutta la sua energia, ha anche efficacemente richiamato la attenzione della A.G.PL. sulla presenza del prezioso minerale nella zona savignese ed è a sperarsi che ulteriori assaggi diano l’esito desiderato.”  Finisce qui l’epopea del petrolio di Savigno, anche  in alcune zone l’argilla ne fa ancora trapelare il caratteristico odore e dopo una pioggia da qualche fessura fuoriescono esalazioni gassose.

(fonte: “Le valli del Samoggia e del Lavino nella Storia. Itinerari luoghi personaggi” Edito dalla Comunità Montana Unione dei Comuni Valle del Samoggia 2007)