Il castello di Monteveglio - la storia

 

Il castello di Monteveglio era certamente già fortificato nell’anno 727 o 728, quando il re longobardo Liutprando lo occupò, insieme ad altre difese bizantine, forse distruggendolo e riedificandolo. La storia di questo luogo ha inizio nel VI secolo, quando la valle del Samoggia si trovò ad essere per la prima volta una terra contesa, sul confine tra l’Esarcato di Ravenna e i territori assoggettati ai Longobardi prima, poi tra i possedimenti dei Franchi e quelli della Chiesa e, infine, tra la Modena ghibellina e la Bologna guelfa. Feudo dei Canossa a partire dalla metà del X secolo, nel 1092 il castello sostenne vittoriosamente per quattro mesi 1’assedio portato dall’imperatore Enrico IV, reduce dalla celebre umiliazione subita nel 1077, quando si era dovuto prostrare di fronte al papa Gregorio VII. Dopo la morte senza figli di Matilde di Canossa, i cattanei del castello si sottomisero al Comune di Bologna nel 1157, pur essendo Monteveglio nominalmente parte del contado modenese. Da questo momento e per tre secoli circa il castello compare nelle cronache che narrano le rivalità tra le città emiliane e l’imperatore e, in un momento successivo, la rivalità tra Bologna e Modena. Esso venne distrutto nel 1179 dai bolognesi e modenesi per il mancato aiuto da parte degli abitanti di quella contrada nella lega contro il Barbarossa, e successivamente ricostruito dai montevegliesi con l’aiuto del nuovo imperatore Enrico VI. Nel giugno 1226 l’imperatore Federico II di Svevia fissò nel territorio montevegliese un nuovo confine: un ricordo della i sua presenza, forse anche fisica, resta nel Trivio dell’Imperatore, lungo la Via Cassola, nel punto dove si toccano i territori di Monteveglio, Bazzano e Crespellano, a breve distanza da uno dei più antichi mulini montevegliesi, il mulino Braglia. Nel 1325 i modenesi si impadronirono, grazie al tradimento di Monteveglio che si era loro consegnato, del castello, determinando il vasto movimento di armate, che portò alla battaglia di Zappolino (15 novembre) ed alla disfatta dei bolognesi e dei loro alleati guelfi. In seguito il castello ritornò in possesso di Bologna e fu teatro del conflitto (1360) tra le truppe viscontee e quelle del Legato pontificio. È del 1376, anno V della ribellione di Bologna contro il Legato pontificio, la resa alle milizie mercenarie di Giovanni Acuto, assoldato dal papa. Risale al 1420 quella a Braccio di Montone, capitano di ventura al servizio del pontefice. Seguirono ancora guerre e assedi, in anni in cui ormai il castello aveva perso l’importanza strategica: l’ultimo assedio è quello, assai noto, portato invano al castello dai Lanzichenecchi nel 1527, l’anno della peste. Il 25 marzo 1527, giorno  dell’Annunciazione di Maria, le bande dei Lanzichenecchi di Carlo III di Borbone-Montpensier assediarono il castello. Una tormenta di neve e lo straripamento del torrente Ghiaia fecero però desistere il feroce capitano. Ogni anno i montevegliesi, per ricordo dello scampato pericolo, secondo il voto pronunciato alla Vergine nel lontano marzo del 1527, offrono processionalmente un cero all’antica abbazia. Un’altra peste, ancora più micidiale, quella del 1630, ha lasciato traccia a Monteveglio negli scritti dei notai e nel quadro votivo del 1631, già posto nell’Oratorio di San Rocco, eretto come ringraziamento dai fedeli scampati al morbo. Nei secoli seguenti il castello conobbe una lunga ed irreversibile fase di decadenza, tanto da suggerire, alla fine del Settecento, all’abate Calindri, compilatore del celebre Dizionario, l’amara considerazione che “dell’antica fortezza e grandezza di questo luogo nulla vi è rimasto”.

 

(fonte: “Le valli del Samoggia e del Lavino nella Storia. Itinerari luoghi personaggi” Edito dalla Comunità Montana Unione dei Comuni Valle del Samoggia 2007)