I moti di Savigno

motisavignoL’attività cospirativa dei patrioti che portò ai fatti del 1843 ebbe inizio diversi anni prima, nel 1837, in particolare per opera di Nicola Fabrizi, fondatore della Legione Italica, che doveva essere il “braccio armato” della Giovine Italia di Mazzini.
Fin dal 1838 il Fabrizi, scrivendo a Pasquale Muratori, lo individuava come “candidato ideale” a capeggiare un moto insurrezionale sull’Appennino bolognese. Pasquale Muratori, infatti, conosceva bene il territorio, avendo proprietà (insieme al fratello Saverio) a Pramarano in Tignano, all’interno del comune di Monte San Pietro, proprio al confine con Praduro e Sasso.
Il moto si sarebbe dovuto estendere progressivamente, per poi portare alla sollevazione di Bologna e alla caduta del Governo pontificio. Anche se Mazzini mostrò la sua opposizione al moto, Fabrizi decise per l’azione. Pasquale Muratori aveva già organizzato un gruppo armato, formato da alcune decine di rivoluzionari. Un rapporto del Priore di Praduro e Sasso, confinante con Monte San Pietro tramite il torrente Lavino, indirizzato al cardinale legato Spinola racconta come la situazione si era andata evolvendo già dalla notte del 13 agosto 1843. Il racconto era basato sulla testimonianza di Giuseppe Medici, colono nel podere “Casino Nuovo” di Monte San Giovanni, che denunciò come “nella notte della domenica 13 corrente agosto essendo circa le tre ore di notte comparvero nella casa colonica di detto podere la Canova circa 40 individui la di cui metà armati di schioppe, o schioppi da caccia, di pistole, e coltelli, e vollero ivi pernottare.
Asserisce egli, che in detta conventicola erano li fratelli Pasquale e Saverio Muratori domiciliati in Pramarano in Tignano, giurisdizione del Comune di Monte S. Pietro, Gaetano Turri di Bologna con altri bolognese della classe plebea male vestiti, ed equipaggiati. Alle ore 7 circa antimeridiane d’oggi [15 agosto] sono partiti prendendo la carreggiata del Lavino verso la Badia sotto la Comune di Monte S. Pietro […]”.
Il 15 agosto la “conventicola” assaltò l’osteria di Savigno, dove si trovava una compagnia di carabinieri pontifici. Dopo un lungo combattimento i ribelli ebbero la meglio, lasciando sul posto i corpi di alcuni carabinieri e prendendo in ostaggio il capitano Castelvetri, che successivamente venne ucciso. Gli insorti erano in attesa della sollevazione di Bologna, ma dalla città non arrivò nessuna notizia in quel senso: si trovarono perciò ad essere inseguiti dalle truppe pontificie sulle colline tra la valle del Reno e del Lavino. Il 25 agosto l’inseguimento finì con la cattura dei ribelli. Muratori riuscì a fuggire oltrepassando il confine toscano e si rifugiò in Francia. Il moto per la liberazione dal potere pontificio era fallito.

(fonte: “Le valli del Samoggia e del Lavino nella Storia. Itinerari luoghi personaggi” Edito dalla Comunità Montana Unione dei Comuni Valle del Samoggia 2007)