Dalle comunità all'Unità d'Italia

Quando, nel 1506, papa Giulio II giunse vittorioso in città e Bologna e il suo territorio entrarono a far parte direttamente dello Stato Pontificio, si aprì una nuova fase, che durò quasi tre secoli, e si concluse con l’arrivo delle truppe napoleoniche. Il 1796 è la data che simbolicamente viene indicata come importante cesura storica: la fine dell’antico regime.
L’età moderna è il periodo del cosiddetto “Governo misto” (Legato e Senato). Fin dal 1507 Giulio II abolì le antiche magistrature, creando il Senato (composto da 40 “consiglieri”, che verranno poi portati a 50, tutti di nomina papale, rappresentanti della nobiltà cittadina), la cui istituzione “sancì un’alleanza conservatrice tra il patriziato bolognese e il papato”. Il Senato svolgeva le sue attività politico-amministrative attraverso le “Assunterie”, ognuna delle quali si occupava di compiti specifici.
Spettava all’Assunteria di governo delle comunità occuparsi direttamente della “gestione” delle singole comunità stesse. Al suo interno erano poi presenti ulteriori suddivisioni per competenze: all’Ufficio acque e strade spettava la manutenzione delle strade, il rifacimento o la costruzione di ponti, la manutenzione dei condotti di scolo; all’Ufficio del contado di stabilire tasse ed estimi dei fumanti (cioè degli abitanti del contado) e gli altri oneri personali che gravavano su di essi. La riscossione avveniva principalmente attraverso i massari. Le comunità, o masserie, praticamente coincidevano con l’estensione territoriale delle parrocchie, ed erano rette da un massaro, incaricato dell’amministrazione complessiva della comunità.
A partire dal secolo XVI lo sviluppo dei mercati (Savigno, Monteveglio, Serravalle e poi Bazzano) portò alla formazione di borghi abitati in posizioni pianeggianti e comode, che divennero in seguito i principali centri della valle e i capoluoghi dei comuni. Più o meno nello stesso periodo si diffusero le torri colombarie, che associavano alle esigenze di difesa l’opportunità di allevare piccioni e rondoni. In aderenza alle torri, o anche isolate, si svilupparono le case in pietrame, che disponevano di una modesta “teggia” o stalla-fienile, spesso ancora di legno. Erano comunque abitazioni di un ceto abbastanza agiato, poiché le classi più povere continuarono a vivere, in alcuni casi anche fino al secolo XVIII, all’interno di capanne di legno e di paglia. Comparvero anche vasti palazzi padronali, assai meno numerosi e meno sfarzosi di quelli che erano sorti nelle ricche zone di pianura. Nell’ottobre 1796, a seguito dell’arrivo delle truppe francesi, il capitanato di Bazzano venne smembrato nei cantoni di Bazzano (Bazzano, Crespellano e Pragatto), Monteveglio (Monteveglio, Oliveto, Fagnano, Zappolino, Gavignano, Sant’Apollinare, Serravalle e Montebudello); Samoggia (Samoggia, Savigno San Biagio, Savigno San Prospero, Savigno Santa Croce, Merlano, Monte San Giovanni, Monte San Pietro, Mongiorgio, Ponzano, Maiola, Tiola), Zola (Casola san Martino, Pradalbino, Montemaggiore, san Lorenzo in Collina), Sasso (Montesevero, Rasiglio, Ronca, San Chierlo, Scopeto), Vergato (Montepastore, Vedegheto, Rodiano).
Il secolo XIX, con il suo grande sforzo di agricoltura intensiva, ha realizzato anche nella valle del Samoggia il tipo standard di unità poderale, che si è conservato fino agli anni Sessanta del secolo successivo: una vasta corte comprendente la casa colonica, una grande stalla che aveva rimpiazzato la modesta teggia del passato e spesso la casa o palazzo padronale, inseriti ad una estremità dell’area cortiliva con un adeguato spazio a loro disposizione. Sempre presenti erano i piccoli fabbricati di servizio, quali forni, pozzi, cisterne, pollai e porcili.
Con l’Unità d’Italia i comuni assunsero una maggiore importanza nella gestione del territorio. Vennero anche ampliati come estensione, incorporando una serie di piccoli Comuni di origine medievale (Zappolino, Tiola ecc) e fu allora o nei decenni seguenti che sorsero i palazzi comunali, solidi e assai decorosi; mentre nel periodo precedente i Comuni stessi erano alloggiati in sedi improprie, presso privati o in locali di fortuna.

(fonte: “Le valli del Samoggia e del Lavino nella Storia. Itinerari luoghi personaggi” Edito dalla Comunità Montana Unione dei Comuni Valle del Samoggia 2007)

 

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