Cronaca della Liberazione

bombardamentocrespellano(nell'immagine, un  bombardamento a Crespellano)

Dopo la caduta di Mussolini e l’annuncio dell’armistizio, l’8 settembre 1943, l’esercito italiano fu allo sbando. Ecco la testimonianza di Cesarina Baccolini su quello che successe a Bazzano:
“L’8 settembre del 1943 ero in casa sola e io commettevo un reato continuamente perché ascoltavo Radio Londra. [. . .] A un certo punto sento che Badoglio aveva firmato l’armistizio. Subito ho dato la notizia a un certo Fiorini, il macellaio, il quale era solito prendere il caffè nel bar della piazza dove si riunivano gli ufficiali dell‘esercito italiano che era nella Rocca di Bazzano dove c’erano molti soldati di leva. Il Fiorini è andato subito a parlare con un ufficiale che si chiamava Pupin che ha voluto subito vedermi e praticamente sono stata io a dare l’allarme in paese perché non sapeva niente nessuno. Sono scappati tutti dalle caserme, i carabinieri. [. . . ] La notte dell’8 settembre sembrava il finimondo: i tedeschi giravano coi carri armati e facevano un frastuono sopra i ciottoli delle strade. I militari italiani furono subito catturati e rinchiusi in una villa fuori Bazzano, “una specie di campo di concentramento”: alcuni riuscirono a scappare, altri vennero deportati in Germania ”.
Nello stesso mese di settembre, l’occupazione nazista del territorio della provincia di Bologna ebbe le sue basi operative a Bologna (Comando militare per la città e la provincia) e a Bazzano (Comando di Piazza).
Mentre venivano segnalati assalti ai depositi di grano di Crespellano e di Bersagliera (Monteveglio), nel comune di Monte San Pietro un gruppo di uomini, renitenti alla leva, diede vita alle prime formazioni partigiane. Inizialmente vennero raccolti e sistemati in basi provvisorie; poi, man mano che il loro numero aumentava, si formarono le prime squadre armate e si organizzarono vere e proprie basi operative. Il loro capo era Amleto Grazia (“Marino”). Il primo novembre 1943 a Lizzano in Belvedere si costituì un altro gruppo, fra le cui fila erano presenti anche alcuni montesanpietrini, che, dopo essere stato attaccato dai nazifascisti il 4 dicembre, si portò sulle colline circostanti Monte Capra e si unì al gruppo di “Marino”, che aveva già iniziato a operare sul territorio di Monte San Pietro. Il 15 febbraio del 1944 venne costituito il comando della brigata partigiana che si era andata formando sul territorio (composta da circa 50 uomini) e la formazione si diede il nome di Brigata Garibaldi. Dalla fusione di questi due raggruppamenti nascerà in seguito la 63“ Brigata Garibaldi “Bolero”, che operò all’interno del territorio compreso tra il Reno e il Panaro.
Il 25 settembre 1943 un violento bombardamento americano sulla città di Bologna causò un migliaio di morti fra la popolazione civile: cominciò lo sfollamento verso le zone circostanti, che coinvolse anche i comuni della Valle del Samoggia, in particolare Bazzano e Crespellano. Il 12 ottobre dello stesso anno fu bombardata anche Bazzano, e molti furono i feriti. Nel gennaio del 1944 un reparto tedesco si installò a Castelletto di Serravalle.
Fin dai primi mesi del 1943, la Ducati aveva costruito due impianti sul territorio della valle del Samoggia, uno a Bazzano, l’altro a Crespellano. Era necessario trasferire l’attività fuori dalla città di Bologna, per evitare i bombardamenti sulla città e assicurare la produzione, incrementata per le commesse belliche.
In particolare, lo stabilimento bazzanese, costruito a tempi di primato, fu destinato alla produzione di pompe speciali per motori d’aereo, soprattutto per gli Stukas tedeschi, ed era in grado di occupare 700-800 operai, che diventarono i protagonisti degli scioperi durante tutto il 1944. Così viene ricordato lo sciopero della Ducati di Bazzano del 13 gennaio 1944 da Fernando Gamberini, uno dei protagonisti:
“Riuscimmo ad organizzare un primo sciopero che durò qualche ora e che fece molto scalpore; chiedemmo la fine dei licenziamenti e aumenti di salario e di viveri e vi fu molta solidarietà, ma i padroni non mantennero le promesse e il fatto aumentò il malumore già esistente e nell'inverno l'organizzazione antifascista si sviluppò ancora di più e in fabbrica cominciarono a circolare manifesti e giornali clandestini.
Accanto alla classe operaia, nei primi mesi del 1944, le donne furono importanti protagoniste di movimenti di protesta e di frequenti manifestazioni di piazza, a Bazzano, Crespellano, Monteveglio. IL 4 maggio, per fare un esempio, si svolse a Bazzano una dimostrazione spontanea di una trentina di donne, che invasero il Comune chiedendo un'assegnazione supplementare di grano”.
La Brigata Garibaldi fece la sua apparizione nel territorio bazzanese nel maggio 1944, costituendo le sue basi in località Magazzino, Casa Bianca e Montebudello. Nei mesi successivi svolse azioni di sabotaggio e di protezione alle manifestazioni operaie di piazza.
Quando Corrado Masetti detto “Bolero” entrò nel gruppo, nell'agosto del 1944, la brigata era già composta da 600 partigiani. Si formarono vari battaglioni, tra i quali lo “Zini” che operava nei territori di Casalecchio, Zola e Crespellano, l'”Artioli” (in seguito “Sozzi”) a Bazzano e Monteveglio; mentre “Marino” continuò ad operare con il suo gruppo nella zona collinare di Amola di Monte San Pietro.
Anche i partigiani di Savigno si unirono alla 63^ brigata “Garibaldi”, mentre la maggioranza degli abitanti di Castello di Serravalle che aderirono al movimento partigiano si aggregò a formazioni del vicino modenese.
Fra le principali azioni si possono segnalare gli attacchi al presidio della “brigata nera” di stanza a Calderino e al traffico stradale tra Bazzano e Crespellano, nel corso dei quali vennero uccisi 10 tedeschi (20 maggio); il disarmo della caserma della Guardia Nazionale Repubblicana di Savigno (6 giugno).
Il 13 giugno un consistente gruppo, formato da circa 400 partigiani, circondò Montepastore, prelevando generi alimentari; successivamente i partigiani attaccarono il presidio tedesco e fascista di Savigno, in pieno centro abitato. I tedeschi si arresero.
Il 14 giugno i tedeschi di Bazzano arrestarono due giovani, i fratelli Ermes e Giuseppe Artioli (di 17 e 19 anni) e li uccisero barbaramente. Ma le azioni partigiane non si fermarono, anzi quell'episodio provocò nuovi reclutamenti, soprattutto tra i giovani, e l'intensificarsi di operazioni di sabotaggio; per varie volte fu fatta saltare la ferrovia Casalecchio-Vignola, sulla quale i tedeschi trasportavano materiale bellico.
Il 21 giugno una pattuglia partigiana della “Stella Rossa”, un'altra formazione che operava sul territorio, vicino a Croce delle Pradole, al confine tra i comuni di Monte San Pietro e Savigno, bloccò una camionetta tedesca con quattro uomini, uccidendoli. In quell'occasione vennero rinvenute alcune valigie contenenti importanti documenti sull'attività delle truppe tedesche. Le notizie vennero comunicate alle truppe alleate, e l'operazione ricevette l'encomio del generale Alexander, comandante delle truppe alleate.
Nel giugno 1944 si svolsero importanti scioperi alla “Ducati”, simultaneamente negli stabilimenti di Crespellano e di Bazzano. In particolare, lo sciopero del 22 giugno “si distinse dai precedenti perché alle rivendicazioni salariali o legate al processo produttivo, si sovrapposero motivazioni politiche più generali e apparve chiaro il collegamento col movimento resistenziale”
Secondo la testimonianza di uno dei protagonisti (Celestino Cassoli) “lo sciopero del 22 giugno […] fu strettamente collegato col movimento partigiano locale. Durante gli allarmi si organizzarono delle riunioni di lavoratori. Si voleva convincerli della impossibilità da parte dei nemici di fucilare la massa e si chiedeva di appoggiare la nostra azione. Tenemmo una riunione di contatto con alcuni compagni della “Ducati” di Crespellano. Durante un allarme ci incontrammo in un campo di grano alla Muffa […]. Eravamo in sei operai, tre di Bazzano […] e tre di Crespellano che non conoscevo. Venne da Bologna il compagno Giorgio Volpi che ci diede le direttive per la riuscita di questo sciopero. Fu deciso per le ore 10 del giorno dopo […].
Alle 10 precise io uscii dal mio reparto. Davanti ad ogni reparto invitai gli operai ad uscire. Le donne furono le prime e in pochi minuti si vuotarono i reparti e si riempì l’ampio salone che immetteva ai reparti. Ricordo la commozione che mi prese. Non si trattava solo della solita fermata sul posto di lavoro. Era la risposta della classe operaia a Mussolini. Era impossibile fucilare una massa di operai così decisi. Ora si doveva dimostrare la nostra vittoria […]. Senza pensare ai pericoli di rappresaglia fascista, noi dirigenti e organizzatori portammo un tavolo nel salone e toccò a me parlare agli operai, ai tecnici e agli impiegati. […] Una staffetta […] mi comunicò che era così anche a Crespellano. […] Così ebbe termine il mio lavoro a Bazzano e mi detti alla clandestinità entrando a far parte della 63^ Brigata Garibaldi”.
[…]
A Crespellano, il 25 gennaio un’azione partigiana svuotò un magazzino di viveri, che vennero poi distribuiti alla popolazione. In seguito a tale operazione, il 30 gennaio il paese venne circondato e le case perquisite e quattordici partigiani catturati dai tedeschi. Il 2 febbraio i partigiani irruppero nella Casa del fascio del capoluogo e la misero a soqquadro.
L’importanza del ruolo svolto dalle donne si evidenziò durante i mesi di gennaio e febbraio, durante le frequenti manifestazioni popolari a Bazzano, soprattutto per la mancata distribuzione di generi alimentari. Una delle più importanti di esse si svolse il 6 febbraio, quando un migliaio di donne, provenienti anche da Crespellano, Monteveglio e Oliveto occuparono il centro di Bazzano.
Ecco come viene ricordata da una delle protagoniste (Maria Angela Varani):
“Fu il prolungamento di quella del giorno precedente. Era un giorno di mercato, e un gruppo di donne venute da Crespellano si unirono a oltre un centinaio di donne di Bazzano e si avviarono verso il municipio, protette dai partigiani che, con le armi nascoste sotto il mantello, si erano mescolati ai contadini e paesani venuti al mercato. Dopo aspri scontri verbali con il commissario comunale riuscimmo a farci dare da questi nomi e indicazioni di persone ricche che avevano dei viveri nascosti. Le donne si incaricarono allora di andarli a prelevare”.
Dimostrazioni di donne si svolsero anche a Monte San Pietro e Monteveglio. Tra il 25 e il 27 febbraio si contarono 17 attacchi aerei su Bazzano, che causarono due morti e consistenti danni agli edifici. Bombardamenti che si ripeterono la notte tra il 6 e il 7 marzo e alla metà dello stesso mese, con morti, feriti e distruzioni. Il 1 marzo 1945, a Bazzano, un’altra grande manifestazione popolare vide la partecipazione della popolazione di Crespellano e Monteveglio, mentre durante tutto il mese di marzo si assistette a ripetute manifestazioni di donne nella piazza di Crespellano. La stessa piazza fu bombardata il 20 marzo: sotto le macerie del grande caseggiato popolare detto “Il Vaticano” si contarono 37 morti. Il 16 aprile fu bombardata Savigno. […] Il 17 aprile fu, per la valle del Samoggia, un giorno cruciale, che vide un pesante attacco aereo delle forze alleate. Ventinove persone persero la vita all’interno del campanile di Ponzano, bombardato. Il 19 aprile, un battaglione della 63^ Brigata Garibaldi liberò Monte San Pietro insieme alle forze armate alleate, facendo 200 prigionieri e uccidendo 20 tedeschi. Lo stesso giorno i partigiani espugnarono Monte Capra, e successivamente, dopo aspri combattimenti, liberarono Crespellano e le frazioni di Riale, Ponte Ronca e Calcara, uccidendo oltre 250 tedeschi e catturandone un migliaio.
Il 20 aprile, un gruppo di partigiani nei pressi dello zuccherificio di Bazzano attraccò un drappello di tedeschi, causando feriti e facendo prigionieri; il 21 aprile a Montebudello i partigiani del battaglione “Sozzi” attaccarono una pattuglia tedesca in ritirata che reagì violentemente, portando al ferimento di un partigiano. Tra il 20 e il 21 aprile tutti i comuni della Valle del Samoggia vennero liberati.
Il prezzo pagato in termini di vite umane per la liberazione del territorio fu elevatissimo: a Bazzano si contarono 23 morti sotto le bombe alleate, 135 anche a Crespellano (fra militari, partigiani e civili), altri a Calderino, Savigno e Castello di Serravalle; a questi vanno aggiunti i civili vittime della violenza nazifascista. Inoltre, secondo la testimonianza dell’ultimo comandante della “Bolero”, Beltrando Pancaldi, dei 1548 partigiani inquadrati nelle diverse unità della Brigata, “242 uomini e 6 donne sono caduti, 69 uomini e 2 donne sono rimasti feriti”.
La drammatica situazione in cui si trovavano all’indomani della Liberazione i paesi bombardati con maggiore intensità è efficacemente riassunta dal primo sindaco di Crespellano dopo la Liberazione, Giuseppe Guizzardi: “All’indomani della Liberazione […] la sede municipale era notevolmente sinistrata, molte cose disperse per ogni dove, senza luce elettrica, senz’acqua, senza comunicazioni telefoniche, telegrafiche e postali, nessun mezzo di trasporto ferroviario o di autocorriera con il capoluogo di provincia; ovunque macerie, disgrazie e seri problemi di ogni genere da risolvere”.
Nonostante ciò, il 21 aprile, a Bazzano (una delle località maggiormente provate dalle distruzioni belliche), come racconta Mara Marcaccini, “abbiamo festeggiato ballando, lì dove c’era la Ducati, era tutto un fitto là, la musica, tutti noi ragazzi che esplodevamo. Tutto intorno era tutto un cumulo di macerie, c’era il paese distrutto, ma eravamo felici perché era tutto finito”.

(fonte: “Le valli del Samoggia e del Lavino nella Storia. Itinerari luoghi personaggi” Edito dalla Comunità Montana Unione dei Comuni Valle del Samoggia 2007)

 

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