Case Rosse

Erede di una grande villa romana, i cui resti sono interrati nell’attiguo podere Orto, il complesso delle Case Rosse nel Medioevo era chiamato “Il Poggio” ed apparteneva ai nobili Cuzzano. La parte più antica oggi visibile consiste in una casa torre duecentesca, alla quale intorno al 1401 Accarisio di Cuzzano aggiunse una più ampia costruzione con eleganti finestre ogivali in cotto. Nel contempo era stata eretta una seconda casa, sempre ad uso dei Cuzzano, dalla parte opposta del cortile. Dopo la vendita effettuata dai Cuzzano (1531) e qualche passaggio intermedio, nel 1567 tutta la proprietà fu acquistata dai conti Gessi, eminente famiglia bolognese arricchitasi con la produzione e il commercio dei tessuti. Filippo Gessi nel 1595 iniziò un nuovo ampliamento, rea-

lizzando il bel loggiato in pietra di Varignana; fu in quegli anni che la casa prese il nome di “Case Rosse”, per l’insolita abbondanza del rosso mattone bolognese impiegato sia nel palazzo principale che nell’altra casa vicina, che venne destinata ai coloni. Nel 1633 Filippo Gessi morì senza aver terminato i lavori, che I vennero conclusi solo verso il 1645 dal senatore Berlingero Gessi, con diverse varianti rispetto al progetto originale. I Gessi utilizzarono il palazzo come residenza di campagna per trecento anni, cioè fino al 1852; dopo tale data la proprietà passò ai Franceschi (1863) che modificarono l’edificio ad uso di prima abitazione e quindi alla famiglia Vivarelli (1919). Tra le particolarità del palazzo si segnalano la grande quercia biforcuta piazzata intorno al 1401 nel soffitto di una cucina al piano terreno, una ghiacciaia o “conserva” settecentesca raggiungibile dalle imponenti cantine ed un salone al primo piano, nel quale spicca un monumentale camino cinquecentesco in arenaria, con affresco seicentesco della scuola del Reni, raffigurante Didone abbandonata.

 

(fonte: “Le valli del Samoggia e del Lavino nella Storia. Itinerari luoghi personaggi” Edito dalla Comunità Montana Unione dei Comuni Valle del Samoggia 2007)