Bartolomea Rossi, un'eretica a Savigno

Bona (Bartolomea) Rossi di Savigno è ricordata come una dei seguaci di fra’ Dolcino da Novara, un personaggio famoso nella storia dell’eresia e dell’Inquisizione, poiché fondatore del movimento degli "Apostolici” che conducevano uno stile di vita che voleva riportarsi alla semplicità evangelica dei primi apostoli. Fra’ Dolcino fu condannato al rogo, insieme alla sua compagna Margherita, nel 1307. Pare che anche nel bolognese quel carismatico personaggio abbia trovato terreno fertile per la diffusione dei suoi ideali, e proprio a Savigno trovò in Bartolomea Rossi un'adepta che lo seguì fino al tragico destino. A Bologna era attivo uno degli organismi giudiziari più efficaci, gestito dai Padri predicatori di S. Domenico, i quali promossero numerosi processi contro persone sospette di eresia. Tra questi processi è ricordato quello contro Bona da Savigno: fu condannata in prima istanza ad alcune pratiche penitenziali, tra cui la crocesignatura (1305) per aver seguito le idee di Dolcino, praticandole ed insegnandole in alcuni luoghi in cui si era ritirata da eremita (probabilmente a Roffeno e in zona Bertalia). Il caso venne riaperto due anni più tardi e, attraverso la testimonianza di uomini e donne che convissero con lei nell'eremo, la sentenza finale fu la condanna al rogo. Bona, per le sue idee rivoluzionarie, assai pericolose in tempi in cui si stava perfezionando il meccanismo dell’Inquisizione, fu arsa viva a Bologna, probabilmente nella piazza del Mercato (attuale Piazzola, Vlll Agosto) il 21 novembre 1307.

 

(fonte: “Le valli del Samoggia e del Lavino nella Storia. Itinerari luoghi personaggi” Edito dalla Comunità Montana Unione dei Comuni Valle del Samoggia 2007)