Villa Turrini-Rossi (Nicolaj)

Calcara - via Mazzini (località Crespellano)

La villa fu edificata verso la fine del Settecento come luogo di ozio del proprietario, così come rivela l'iscrizione ("Ut in otia tuta recedam") che corre lungo l'architrave della facciata.

L'edificio racchiude in sé una triplice funzione: quella, già vista, di sede di ozi intellettuali, la funzione di rappresentanza (era la villa di un membro del senato bolognese), nonché, come le altre ville della campagna bolognese, il ruolo di centro direzionale delle attività agricole svolte nei poderi di proprietà.

La sua storia affonda le proprie radici nel tardo Cinquecento, quando il fondo, che all'epoca prendeva il nome di "Serraglio", era di proprietà della famiglia Turrini e vedeva la presenza di una casa in muratura, di un pozzo, di un forno e di terreni coltivati.

Nel frattempo i fratelli Giacomo Filippo e Antonio Maria Turrini si erano trasferiti a Bologna, dove racimolarono una fortuna ragguardevole esercitando il banco.

Nel corso del tempo, con il prosperare della famiglia, anche i loro possedimenti di Calcara si ampliarono e la casa padronale fu trasformata in palazzo.

L'ascesa della famiglia Turrini parve toccare l'apice nel 1722 quando, per eredità, ottenne il patrimonio del conte Ottavio Rossi nonché il diritto di fregiarsi del nome di uno dei casati bolognesi di più antica nobiltà.

L'apice del prestigio sociale venne invece raggiunto più tardi, nel 1761, quando Francesco Turrini Rossi ottenne la nomina a senatore e la sua famiglia venne inclusa nel novero delle famiglie patrizie di Bologna.

La definitiva trasformazione della casa padronale-palazzo del "Serraglio" in villa seguì dunque questa serie di eventi ed è successiva alla nomina a senatore del proprietario.

Un elemento utile per avvicinarci un pò di più alla possibile data di esecuzione pare ci venga fornito da una mappa datata 1774, nella quale la villa appare già disegnata, anche se in modo schematico, con le caratteristiche sembianze che ancora la contraddistinguono, vale a dire un corpo centrale coronato da un frontone e due ali laterali. L'attribuzione del progetto al Venturoli, allo stato attuale delle ricerche, non trova documentazione.

Si può comunque dire che la facciata che venne sovrapposta al prospetto originario presenta evidenti riferimenti neoclassici.

Pochi anni più tardi, esattamente nella notte tra il 6 e il 7 maggio del 1799, i conti Turrini Rossi ospitarono Ugo Foscolo, che ferito a Cento dove aveva combattuto a fianco dei francesi contro la coalizione austro-russa, cercò riparo presso gli amici conti di Calcara. Il fatto è ricordato in una lapide murata nella facciata della villa.

Internamente la villa organizza i suoi spazi intorno a due logge passanti sovrapposte, entrambe dipinte da mani ancora anonime: quella al piano nobile presenta scene paesaggistiche nelle quali appare il probabile aspetto della villa nel tardo Settecento, mentre la loggia al pianterreno mostra scene di battaglia, forse risalenti alla guerra di successione spagnola (1701-14) in cui combatté Angelo Turrini nell'esercito del re di Francia Luigi XIV.

Nella stessa loggia appare anche il ritratto del conte Luigi Ferdinando Marsili, anch'egli parte attiva nello stesso conflitto, col grado di generale.

L'edificio è preceduto da un lungo viale di tigli e immerso in un parco rigoglioso in cui ancora si trovano i locali di servizio e la ghiacciaia.

 

www.villanicolaj.it 

 

Testi tratti da:  “Tra otium e negotium, le Ville di Crespellano”, “Chiese ed oratori di Crespellano”. Ricerche e stesura testi di Silvia Rubini, foto di Valter Baldini e Tiziana Bertacci.)