L'aj stréca un pô: la storica compagnia dialettale castellettese

laj strèca un pò LOGOContinuare la tradizione folkloristica delle colline bolognesi: ecco come è nata e continua a svilupparsi la più famosa compagnia teatrale della Valsamoggia. “L’aj stréca un pô” fu fondata nel 1933 con lo scopo di allestire il carnevale e la denominazione del sodalizio è dovuta alle sue pronunciate ristrettezze economiche derivanti dalla miseria di quel periodo. Dopo la guerra il gruppo fu sciolto e si ricostituì nel 1971, passando via via dall’attività carnevalesca a quella teatrale. L’attuale presidente è Renzo Franchini.

Già il carnevale della compagnia castellettese si era distinto per la rappresentazione di farse, più che per le sfilate dei carri. Ma l’esperienza di “Romilia” (Fiera di Bologna 1979) e la partecipazione al film di Frederic Rossif “Emilia Romagna, la volontà creatrice” (1980), in cui appare accanto ai mostri sacri della nostra regione quali Pavarotti e Guccini, favorirono la messinscena della “Flépa” e stimolarono la scrittura di nuovi testi comici, per rispondere alle accresciute esigenze delle “tournée”. Infatti, all’inizio degli anni 80 decollò una feconda stagione teatrale, che portò i commedianti in diverse località della provincia di Bologna e di Modena: una stagione che non si è ancora esaurita.

Il repertorio dei nostri guitti è esclusivamente in dialetto bolognese pieno di umorismo e senza volgarità. Oltre alle pantomime, fra cui lo spassoso “ballo del barbiere” recitano “zirudelle”, commedie come la “Flépa” antica farsa in rima di Giulio Cesare Croce la cui origine risale al 1600, “La fôla id Cucàl” favola sceneggiata dall’appassionato di cultura popolare Luigi Vezzalini e, per concludere, “Fredo al frab” brillante commedia scritta da Silvio Montaguti, coordinatore della compagnia.

Franchini e i suoi seguaci si esibiscono nelle sagre, nelle fiere, nei centri sociali, negli agriturismi ecc. Quando gli capita di recitare “in casa”, i compaesani, sebbene conoscano bene le loro performance, si presentano sempre numerosi, evidentemente perché qui da noi il dialetto esercita ancora un forte richiamo, facendo riscoprire la così detta “voglia di paese”, il desiderio di appartenenza e di identità. “L’aj stréca un pô” partecipa ogni anno con le sue animazioni al Funerale della Saracca a Oliveto, festa della tradizione che riesce ancora oggi a radunare una gran folla, per lo più di giovani.

Al suo interno, la compagnia ha anche una “banda” denominata “I Favaz”che suona strumenti inusuali e propone brani del repertorio popolare alternandoli alle zirudelle e alle “partîd”, con l’intenzione di coinvolgere il pubblico desideroso di esibirsi, magari in una romanza d’opera o in qualche “ever green”.

L’interesse degli studiosi per l’attività della società si è concretizzata perfino in tesi di laurea riguardanti, in particolare, il carnevale e lo “scuciòl”, ballo simbolo per Castello di Serravalle, presente anche in varie raccolte a stampa, sicché anche gli specialisti lo conoscono bene.

La Società “L’aj stréca un pô” ha da poco vinto una scommessa personale: dopo venti anni è riuscita a riportare in piazza la festa di carnevale con la sfilata dei carri, trovando così l’occasione per unire il lavoro delle numerose associazioni che operano sul nostro territorio.