Oratorio di S. Michele in Sorbetolo - Pragatto

oratoriosanmichelesorbetoloLe sue origini sono antichissime, così come lo è la sua documentata funzione di parrocchia.


Pare che fosse già esistente alla metà dell'XI secolo (documentato nel 1056). Anticamente fu soggetto ai monaci di San Pietro di Modena, così come appare dal documento in cui papa Eugenio III, nel 1148, riconobbe ai monaci benedettini la proprietà di San Michele in Sorbetolo.
Compare nell'elenco delle chiese della Diocesi di Bologna del 1300 alle dipendenze della pieve di San Lorenzo in Collina.

Ciò è confermato ulteriormente da Serafino Calindri che, basandosi sull'elenco delle Chiese di quell'anno, riporta la notizia secondo la quale nel 1366 San Michele è parrocchia e fa capo alla pieve di San Lorenzo in Collina. Nel 1419 il B. Nicolò Albergati, constatando che la chiesa di San Michele in Sorbetolo era vacante da più di vent'anni, la unì alla chiesa parrocchiale di Santa Maria Nascente di Pagatto.

Nel 1464 il giuspatronato spetta alla famiglia Aldrovandi.
In documenti dell'Archivio Arcivescovile di Bologna datati 18 e 23 marzo 1551 appare che la chiesa e il terreno circostante furono concessi in enfiteusi a Gaspare de' Cattanei.
Il Cattanei aveva il dovere di rifare la copertura e di riparare l'oratorio, dato che all'epoca si presentava "rovinoso e diruto". A queste date il giuspatronato spetta al convento bolognese di Santa Maria delle Grazie. La proprietà, che comprendeva anche la Torre, rimase ai Cattanei, che com'è noto l'avevano edificata, fino al Seicento: l'ultima discendente, Pantasilea Cattanei, morendo lasciò i suoi possedimenti al nipote ex-sorore Giovanni Calderini e ai suoi figli, come da testamento datato 29 maggio 1637. Alla fine del Seicento la proprietà tornò ai Cattanei, che la mantennero fino agli anni trenta del secolo successivo quando passò ai Padri di San Giovanni in Monte.
In età napoleonica la proprietà passò agli Stagni. Il cittadino Andrea Stagni, in data 28 fiorile/17 maggio 1799 acquistò l'oratorio dall'Amministrazione dei Beni del Dipartimento del Reno, in cui erano confluiti i beni dei soppressi ordini ecclesiastici.

Come attesta un'iscrizione posta sulla porta d'ingresso, Andrea Stagni provvide ai restauri della chiesa. Originariamente l'edificio doveva presentarsi con dimensioni ridotte rispetto alle attuali: sempre orientato con l'asse longitudinale in direzione Est-Ovest, doveva essere più basso. I restauri documentati, come si è visto, risalgono alla seconda metà del Cinquecento, all'epoca di Gaspare Cattanei, e all'inizio dell'Ottocento con Andrea Stagni. La chiesa fu rialzata e una prova di questo ci è fornita anche dalla pittura murale rinvenuta dietro la pala già posta sull'altare e purtroppo trafugata una decina di anni fa. In essa figuravano una bella Madonna col Bambino in gloria e in basso le figure dei Santi Michele Arcangelo e Francesco. Dietro la tela rubata è stata rinvenuta un'interessante pittura murale, forse cinquecentesca, che decorava l'altare dell'antica chiesa. In essa sono rappresentati, con una diversa composizione, la Madonna in trono col Bambino e gli stessi Santi che comparivano nella più tarda pala d'altare rubata: San Michele, dipinto a tratti corsivi, e San Francesco. La pittura su muro si presenta a metà e ciò, come si diceva, pare confermare il fatto che l'antica chiesa di San Michele era più bassa dell'attuale.

Ora si presenta come una struttura ad aula unica, coperta da volta ribassata, internamente decorata da finte modanature a tromp-l'oeil. Sul lato lungo, a meridione, si trovano le due finestre. L'abside, introdotta da un arco a tutto sesto, presenta due aperture che conducono, sulla sinistra, ai locali della sagrestia e a destra al campanile, una struttura a pianta quadrata posta parzialmente a ridosso del corpo della chiesa, che custodisce due campane in lega d'argento.


Testi tratti da:  “Tra otium e negotium, le Ville di Crespellano”, “Chiese ed oratori di Crespellano”. Ricerche e stesura testi di Silvia Rubini, foto di Valter Baldini e Tiziana Bertacci.)